La prima volta che me lo spiegarono credetti di non avere capito bene. E invece pare sia proprio così. Me lo hanno spiegato in tanti. Perché pare che se tu non hai iniziato da ragazzino non solo non diventi bravo ma proprio non puoi capire. Sarai sempre un vaso di coccio tra palle di ferro, non ce la puoi proprio fare. Me ne sono fatto una ragione: il rugby è riservato a rugbisti originali, non c’è spazio per le imitazioni.

L’ho pensato per molto tempo, fino a sabato 20 maggio 2017, 195 anni 6 mesi e 3 settimane dopo che William Webb Ellis ha spiegato al mondo che tutto è possibile.

Poi all’improvviso mi sono ricordato di Ellis, di lui che parte da dietro, palla in mano, corre e fa sì che l’impossibile diventi possibile. Non eravamo in un college inglese ma nei pressi di una tangenziale a Monza. Il Campionato Nord-Ovest di Rugby Old è finito da mezz’ora, il tempo di bere un paio di birre e andare verso la premiazione. In campo, da ottobre, si sono sfidati un sacco di ex giocatori lombardi e piemontesi. Gente con esperienza e ex ragazzi che continuano a ripetersi “nella prossima vita inizio prima”. C’è gente che in questi mesi ci ha lasciato un ginocchio, si è rotta un osso più o meno lungo, ha portato a casa un livido che sembrava un continente sul mappamondo nascondendolo alla moglie con capriole che generavano sofferenze indicibili.

Gli organizzatori del torneo chiamano tutte le squadre per la premiazione. Siamo rugbysti, mica caporali, occupiamo l’angolo più buio per non mostrare il viso emozionato.

Lo sappiamo anche noi che è più la Coppa del Nonno che il Sei Nazioni. Ma sappiamo anche che ci siamo dannati l’anima per giocare al venerdì sera a 150 chilometri da casa, per allenarci sul ghiaccio, per difendere i nostri 22 come se fossero una trincea. E che nelle partite chiave, dove qualche punto bisognava assolutamente prenderlo, non sempre i compagni più esperti hanno potuto scendere in campo. Il punto fatale, preso col bonus a Rovato, se lo ricordano bene gli Orcoldi. Lo ribadiscono negli spogliatoi monzesi, quando uno di loro si avvicina per dirti “è stato bello vincere con voi di una meta, ma una squadra così testarda e generosa nel contatto non l’avevamo mai incontrata”.

Intanto è giunto il momento. Lo speaker annuncia il nome della squadra vincitrice e quattro old commossi sollevano la Coppa come se avessero vinto il Trofeo Topolino.

Grazie di cuore a tutti, amici Thaka’Tani. Eredi originali di un modo di giocare e di vivere che William Web Ellis rese sport.

Share This