Dedicato a tutti quelli che mi dicono che sono completamente matto a scendere in campo tra due Acca.

Per quanto io sia incompetente, privo di tecnica, fisicamente preparato come Adinolfi, dotato di un curriculum sportivo che se migliora arriva a zero, sono riuscito a finire sotto una doccia del Battaglini di Rovigo più contento di un bambino a Eurodisney con un pass di accesso privilegiato a qualsiasi attrazione.

Il perché è semplice, ma è meglio spiegarlo.

Sabato 13 maggio 2017, Rovigo, ospiti dei mitici Veci Rossoblu. Ragazzi cresciutelli che hanno un pedigree da paura e in testa portano non berretti ma Caps azzurri.

Diciotto squadre per il torneo più bello dell’anno. Tutte le squadre, che arrivano da Regioni comprese tra il Friuli, il Piemonte e la Campania, giocano tre partite. Caschi un fulmine dal cielo su chi prova a fare dei conti per tirare fuori una classifica. Qui hanno già vinto tutti, appena hanno saputo che i Veci hanno accettato la richiesta di partecipazione.

Per i Thaka è un ritorno dopo anni di assenza.

Torpedone modello gita parrocchiale alla
Madonna del Deserto, approccio alla gara gestito da Capitan Pansa. Il risveglio atletico inizia dallo stomaco con frittatine di tradizione balcanica, insalata russa, salame, focaccia sul bus e una bella pasta appena arrivati nella Bassa. Poi tutti negli spogliatoi a calzare le nuove maglie, bellissime e marchiate con la mitica Birra Sagrin.

Il riscaldamento porta bene: l’incontro inaugurale del Torneo vede Thaka’Tani e Rovigo sul campo, quel rettangolo verde su cui si è scritta tanta parte della storia ovale italiana. Fortissimi i padroni di casa che comunque prendono una meta in apertura da un velocissimo Andrea. Il centro XXL vola per cinquanta metri e schiaccia tra i pali del Battaglini. Giurano che il palo destro si sia piegato per capire se fosse davvero successo. Poi vengono fuori la tecnica, la velocità, la visione di gioco e soprattutto il cinismo rossoblu. Finisce 3-1. Giusto così, ma ne riparliamo a novembre al Torneo del Tartufo.

Gara 2. Abbiamo vinto con una bella banda di ragazzoni di Monselice. Non saprei dire molto di più. Se non che con loro giocava un certo Italo. Si, proprio un treno ad alta velocità. Nella mia incompetenza ho pensato bene di chiudere il passaggio a livello dalla parte del treno, fermandolo con la mandibola. Ora so che facendolo si prende sonno, si vivono esperienze nuove, si fanno anche due chiacchiere con San Pietro che se ti va bene si intenerisce e ti consiglia di tornare a giocare perché manca una partita alla fine.

E proprio Gara 3 è la più thakatana di tutte.
Zoppicanti, pieni di lividi, senza fiato sotto il primo sole dell’anno i Thaka non la prendono bene quando gli spiego che sarebbe ora di finire il torneo con il Cologno. Si arriva a centrocampo quasi camminando, gli sguardi di ognuno non riescono a celare una stanchezza definitiva. Mischia a destra, drop, palla che vola il giusto e arriva il miracolo. I Thaka decidono di mettercela tutta e forse anche di più. Il buon senso consiglierebbe a mezza squadra di stare in panca, ma non si può: nera, nera, nera, bianca. E meta!!!!

Bilancio: due partite vinte, una persa, una haka dedicata meritatamente a Adriano, 720 chilometri percorsi, un’enorme vaschetta di insalata russa bruciata, 100 foto contesissime scattate dalla quota rosa del gruppo. È un terzo tempo come solo a Rovigo puoi vedere.

Sembra una racconto di pura fantasia. Invece è tutto vero e, speriamo, ripetibile.

Le squadre partecipanti.
La broschure del torneo.
La storia del torneo di Rovigo.

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